Nella tana della topilla

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Postato da Topilla alle 19:02 del giovedì, 30 ottobre 2008

Tutto cambia e tutto si evolve. A volte i cambiamenti avvengono mio malgrado. Nonostante questo, la parte razionale di me riesce vagamente a scorgere che magari è meglio così. La parte irrazionale si agita frenetica, come la coda mozzata di una lucertola, ma prima o poi ci si abitua a tutto. Ci si abitua a tutto, giusto?

Peculiare come alcuni comportamenti nati dalla curiosità, o da altre emozioni meno virtuose, si trasformino piano piano in una sorta di rito che quando mi viene sottratto, mi fai sentire a un tempo stupida e inerme. E nonostante questo sensazione mi sbatta in faccia che dai, ero un po' patetica, l'unica cosa che vorrei è potere continuare ad esserlo. Con la differenza che adesso so di essere patetica, e quindi lo sarei doppiamente.


A volte rifletto su come avere determinati potenziali sia forse una condanna, non tanto in termini di aspettative altrui, che sempre ci sono e sempre deludo,


(la delusione nasce dal fatto che per gli altri è assolutamente incomprensibile quello che di volta in volta faccio. Però è assolutamente giudicabile, quando non totalmente condannabile in virtù del mai troppo biasimato senso comune. In realtà il mio percorso è una strada che il più delle volte è stata poco chiara anche me, nel senso che non avevo spiegazioni razionali, sapevo solo che no o che sì, di volta in volta scelte d'istinto: questo non me le ha rese meno oscure, ma almeno nel proseguo ho avuto la fortuna, sul lungo periodo, di sentirmi sempre a mio agio)


quanto in termini di una voglia sempre presente di comprensione e di empatia che difficilmente raggiungo con la maggior parte delle persone che mi circondano.


Ogni tanto mi interrogo su questo mio bisogno di essere compresa, di essere compresa a fondo, d'istinto, senza bisogno di parole, quelle parole che ho imparato a usare e che però mi dimostrano ogni giorno di più che per quanto io possa descrivermi sempre più a fondo, con mille sfumature date dalle mille parole che conosco, l'incomprensione è qualcosa che resta lì, ingombrante e fredda e assolutamente non ignorabile, come un bel lastrone di marmo tra te e l'uscita. Perchè il problema non sta nel tuo modo di descrivere la realtà, ma nel come l'altro è capace, attraverso le sue strutture, di recepirla. E allora penso che davvero non esista una realtà univoca, non quella dei pensieri comunque, e i pensieri toccano tutto, e cambiano tutto, ed è proprio questo che alla fine ci rende tutti estranei. E' come se per sentire qualcuno vicino io debba sentire che lui vede e sente quello che sento io, e questo è impossibile, perchè abbiamo strutture fondamentalmente diverse.


E' come se la realtà fosse la crosta terrestre, e la nostra capacità di comprenderla una specie di trivella, che ognuno di noi ha diversa, con una diversa capacità di perforazione. E se tu riesci ad andare più in giù, ad abbracciare sempre più cose, quando ti trovi a dovere descrivere queste cose a qualcuno che resta più in su, beh... è tutto così incomunicabile. Milioni di parole e non è che non STAI dicendo niente, non GLI stai dicendo niente.


Dio quanto mi opprime lo sguardo di chi non afferra il dunque dei miei pensieri!


A volte vorrei arrivare per miei limiti solo a un centimetro dalla superficie, preoccuparmi solo di pappa cacca pipì, e una volta a posto con quello, e con il vestitino e la seratina fuori, non avere più altri problemi.


Almeno sarei compresa da mille altre persone.

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Postato da Topilla alle 22:09 del domenica, 12 ottobre 2008

Non sono una da frecciatine, non lo sono mai stata. Non sono una che non ti dice quello che pensa in faccia e poi te lo fa arrivare tramite vie traverse (c'è chi invece abilissimo in questo, e Facebook è uno strumento utilissimo, tra l'altro). Ahimè, son fin troppo diretta, io. E logorroica. Ma c'è chi è serial killer, andiamo: è peggio lui.

Avrei voglia di sfogarmi, di dire come mi sento, tutto quello che penso, trovare un modo per affrontare una situazione che non capisco attraverso la scrittura. Di autoanalizzarmi insomma, che mi fa stare non dico bene, forse un pelo meglio.

Però la persona oggetto delle mie elucubrazioni legge il blog. E non voglio che un mio sfogo possa risultare una frecciatina.
A onor del vero non lo sarebbe, perchè tutto quello che scriverei comunque l'ho già detto a voce. Ho parlato e parlato e parlato. Il problema è che sebbene si abbia parlato, so per certo che del tutto non mi capisce mai. Più che del tutto, in buona parte. Forse è intuibile dal fatto che parlo e parlo e parlo solo io.
 
Sono sicura che se dessi libero sfogo al mio pensiero qui, ce ne verrei un po' più a capo. Ma non posso. Non voglio rischiare fraintendimenti. IO VOGLIO CHE SIA TUTTO BEN CHIARO.
E' complicato, non so spiegarlo meglio di così.

Resta il fatto che vorrei scrivere, avrei tanto da scrivere. Ho bisogno di farlo. Tutto questo è frustrante come un coito interrotto. Avevo addirittura pensato di aprire un altro blog, solo per questo stramaledetto post con cui vorrei liberarmi la testa, che mi sento un po' Zeus, prima che della nascita di Atena.

Poi ho pensato che non posso essere così dipendente dal blog.
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