Mi presento (faccio un vento e vi cambio il clima)
 
 
Piccola e disordinata.Tutto sommato poteva anche andare peggio.
"Volevo fare un brindisi a mia madre che ha trombato e ha fatto un figo come me"
La citazione. E il dato biografico.
"Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure
quel che vuol sapere, e Glielo dirò. MA NON LE DIRO' MAI LA VERITA'. di questo può stare sicura" Italo Calvino
Postato da Topilla alle 19:01 del giovedì, 22 maggio 2008
Mi dispiace sentirti con la vocetta triste. Vorrei essere per te la voglia di fare che tu sei per me.
Questo rischia di farmi essere pesante e probabilmente insisto troppo con te riguardo all'iniziare a vedere i lati buoni della vita, perchè è proprio quello che è necessario che faccia io, una che troppo spesso ha la tendenza a lasciarsi andare a considerazioni tutto sommato pessimistiche, o quanto meno disincantate.
Il tempo passa, ed è passato spingendo avanti la mia vita, spesso verso direzioni che non avrei mai immaginato, avendo io proprio per questo serie difficoltà a capirle, o ad accettarle e metabolizzarle con tempi sensati. Il tempo passa e io mi rendo sempre più conto di quanto l'insoddisfazione sia solo il frutto di un limite di natura, che tanti abbiamo: quello che ci impedisce di vedere il buono delle situazioni e ci porta a lamentarci.
Mi convinco sempre di più che i sorrisi vengano sorridendo e che la ricetta della felicità stia in una sorta di difficoltà di messa a fuoco o in una messa a fuoco inversa: la capacità di decidere di NON GUARDARE quelle cosette inutili che fanno togliere valore alle cose belle e importanti che abbiamo. A volte penso che il segreto stia nella semplicità. Quella biblica però. Sì: essere più stupidi permetterebbe di farsi meno problemi. E in questo senso io ho deciso che proseguirò sulla strada dell'istupidimento. Verso l'idiozia pollyannesca. E non sto scherzando.
C'è stato un tempo in cui mi era sorto il dubbio che la felicità potesse dipendere da me. Il passare del tempo, lo stare da sola, lo stare con te, lo stare con i miei genitori e i miei amici osservando e ponderando mi hanno portato piano piano a scoprire sempre più pezzetti del puzzle.
E ho scoperto che io ho una voglia fortissima, direi ferrea, di essere felice. A dispetto di quello che ero, che sono e che probabilmente sarò.
Ti chiedo scusa per la mia logorrea, che credo sia quello poi il motivo del tuo silenzio, e non il mal di gola.
Ma ecco: è a fin di bene. Dolce e stupida ( è così che mi voglio adesso), ma a fin di bene.
Che lo so che è poco, ma la portata di quello che sento nel cuore è rivoluzionaria rispetto al mio precedente modo d'essere.
E se ne parlo tanto con te è proprio perchè, essendo tu la persona più importante della mia vita, ti sento parte integrante di questo processo che mi vede protagonista e vorrei mettertene a parte.
Mi spiego?
Io SONO felice.
Sono davvero TANTO felice.
E voglio dirlo. Voglio dirlo a te che hai così tanta responsabilità in questo.
Ci sono stati tanti momenti in passato in cui magari stavo male o ero triste e nemmeno sapevo perchè. O meglio: magari c'erano tante piccole cose ma che alla fine non avrebbero dovuto avere poi così tanta importanza, anche se a me allora sembravano averne tantissima, e io ero malinconica e sofferente.
A chi mi chiedeva "ma cosa c'è che non va?", io per anni ho risposto "niente, è solo un periodo un po' così"
Finchè un bel giorno mi fu fatta una domanda che, nella sua semplicità, era profondissima e disarmante: "ma come è possibile che sia SEMPRE un periodo un po' così?"
Credimi non lo ha detto con cattiveria, non era seccato, era incredulo e preoccupato insieme.
Mi ci sono voluto anni per elaborare quello che sono, per capire che sono io che spesso produco in me gli incupimenti. Credo per una sorta di cocktail dovuto a un carattere sensibile (troppo, maledetto il clero) e all'ambiente pessimista, a volte freddo e a volte cinico, in cui ho vissuto da quando sono nata.
La mia attitudine a fantasticare e la mia voglia di coccole e dolcezza era criticata, derisa e frustrata da comportamenti anaffettivi e cinici. Non credo dovuti alla cattiveria, forse semplicemente all'aver vissuto infanzia e adolescenza a contatto con gli stessi atteggiamenti che poi sono stati imposti a me.
Io ho però ho deciso di spezzare questa catena e di essere stupidamente, dannatamente, dementemente felice. Per quanto è in mia possibilità.
Ci sono voluti anni ( e in questo dimostro un'ottima attitudine all'ottusità) per arrivare a realizzare che il perno della mia serenità me lo sarei dovuta trovare, costruire se necessario, da sola.
Perchè alla fine, se tutti dovessero decidere di lasciarmi, o un buco nero risucchiasse le persone a cui voglio bene, è da sola che resterei e non posso contare su terze entità per il mio benessere.
Mi spiego?
Ho capito che spesso la mia infelicità me la causavo da sola, non perchè volessi deliberatamente farmi del male (non sono masochista, tutto il contrario), ma perchè da sempre mi è stato fatto notare, si parlava solo ed esclusivamente di cosa facevo di sbagliato io, o di cosa non andava nel mondo e col passare del tempo anche io ho iniziato a vedere solo ed esclusivamente quello.
Ecco perchè era SEMPRE un periodo un po' così.
Adesso mi succede il contrario. Certo capita che abbia dei problemi, o che ci siano cose che mi preoccupano. Però è sempre un fenomeno hic et nunc, è successo questo e quindi sono preoccupata, ma il resto? Oh, il resto è ok.
Sto delirando? Sto delirando. Ma è davvero così.
Mi sono resa conto che siamo noi a non dover farci penetrare dall'altrui pessimismo, a difendere la nostra mente da questo fluido nero che è una malattia infettiva e che poi DAVVERO ti butta giù.
Farmi permeare solo selettivamente da chi o cosa mi fa stare bene, e il resto non vederlo nemmeno più.
E mettere da parte l'ansia di farsi capire. Che, come disse un astrologo fricchettone del cazzo, capire deriva dal latino capio, possedere, e quindi chi ti capisce possiede una parte di te, conosce il tuo mistero. Quindi è anche ora di smettere di avere questo bisogno di farti capire da tutti, che diventa una schiavitù. Sarà questo un onore da concedere ai pochi che se lo meritano, un'arma a doppio taglio che la maggior parte delle persone che incontri non deve aver a disposizione. Ovvero: iniziare a fottersene e smetterla di avere bisogno dell'approvazione di chiunque, smetterla di rimanerci male se qualcuno ti fraintende o pensa male di quello che fai o che pensi. Se è una persona importante, fatti "capire", se no, che si fotta.
Così adesso, quando penso che ho te mi sento la persona più fortunata e felice della terra. Non invidio anelli, vestiti, vacanze e soldi che mi vengono posti sotto il naso, a volermi fare vedere quanto la vita di qualcun altro sia meglio della mia (o forse sono queste persone che volendo dimostrarlo a me, stanno solo cercando di raccontarsela su a loro stesse) (però suvvia, la PS3 o la XBOX me le farei al volo...ma sappiamo che le persone di prima le considerano bambinate, quindi non valgono)
Più ti conosco più ho voglia che il nostro essere insieme sia più profondo. Mi scaldi il cuore. Mi ritrovo a pensare all'odore della tua pelle. Alle espressioni buffe che fai quando guardi i gol. Ai balletti che, dio, sei il carlton dei bianchi :DDDD. Al piacere che ti si dipinge sul volto quando mangi, che io non ce la faccio: ti guardo e mi viene voglia di mangiare anche a me. Non ho mai visto nessuno gustare così ogni forchettata. E questo non aiuta la mia dieta. L'espressione seria che hai quando leggi. L'interesse che ci metti a spiegarmi le cose.Il fatto che mi parli guardandomi dritta negli occhi. E io in quegli occhi, lo sai, è da quest'estate che mi ci perdo. Forse mi hai fascinata.
Io non ho tante cose da offrirti. Una di queste è la parola. Che lo sai: non ho mezze misure. O sto zitta persa nel mio mondo, o ti parlo. Non chiacchiero. TI PARLO.
E voglio condividere con te queste mie scoperte, da tardona per tanti, ma per me così importanti, e vorrei che servissero a levarti dalle spalle quella cappa di pesantezza che spesso qualcuno si sente in diritto di gettarti addosso.
Per farti notare che anche se qualcuno pensa non sia abbastanza, e forse tra quei qualcuno ci sei proprio tu, quello che tu fai lo fai sempre con una passione che pochi hanno, e non solo E' ABBASTANZA, ma è proprio come deve essere.
Postato da Topilla alle 13:47 del martedì, 20 maggio 2008
Adesso io vorrei sapere chi è il genio alla radio che, volendo farci sentire gli idoli delle teenager di qualche generazione fa, sceglie questa canzone e non, per esempio, Yellow Submarine.
No, perchè sta scendendo tanta acqua che non vedo il palazzo di fronte a casa mia e mi aspetto che da un momento all'altro passi l'Arca carica di animali che fanno sciao sciao con la zampina guardando dall'oblò (mi annoio un po').
Comunque capita che la topilla sia mobile (qual piuma al vento, muta d'accento e di pensier) (anche se viste le dimensioni posso candidarmi come complemento d'arredo, un p[o]uff, ah-ah). Per dirla alla Guccini, son sempre la stessa:sempre diversa.
Recentemente sono stata al saggio della scuola di musica del frater, che studia piano. Dopo una serie di esibizioni (soprattutto quella del bimbo di 5 anni che suonava con l'indice della mano destra) ho deciso che sì! A settembre prossimo venturo inizio anche io un corso di piano. Salvo poi sentire i lamenti di gatto delle classi di violino, e fare un pensierino su quello, magari divento la nuova Uto Ughi, Uga (w le crasi) per gli amici. E poi però cribbio! Orgasmo sensoriale! Parte la classe di arpa celtica! Cioè due signore quarantenni, con l'insegnante ad accompagnarle. E a parte che l'insegnante aveva questo vestitino fichissimo anni 50 che la faceva sembrare veramente una bon bon super figoso (con il notevole pregio di non far notare il cosciotto prosciutto che poi, da vicino, mi sono resa conto avesse), e già mi vedevo discinta a suonare l'arpa per il siculo, un po' presa dal demone della musica, un po' impegnata a lanciargli sguardi lascivi e quindi, naturalmente l'anno prossimo è deciso, mi iscrivo ad arpa. Fortuna che la classe di fisarmonica non si è presentata che gli allievi non se la sentivano di esibirsi.
Alla fine non ci vuole tanto: Robert Johnson, vendendo l'anima al Diavolo è diventato un chitarrista fenomenale. Sono sicura che anche io potrei ricavarci qualcosa, da His Infernal Majesty...Non mi ci vedreste a fare la One Girl Band? Io un sacco, porco mondo!